Questo seminario e-learning accreditato per architetti analizza il caso di studio “Corte dei Girasoli” di Vimercate per mostrare come si progetta una residenza collettiva in cui architettura, processi partecipativi e regole d’uso devono funzionare insieme. Il corso approfondisce tre aspetti centrali: l’equilibrio tra privacy e spazi comuni, le implicazioni progettuali della convenzione sociale con l’amministrazione comunale e le scelte tecnologiche legate all’uso del legno X-LAM in un edificio multipiano ad alta efficienza energetica. Per il progettista, conoscere queste dinamiche significa non solo definire nuovi layout distributivi, ma anche gestire bandi, processi condivisi e decisioni impiantistiche all’interno di un modello abitativo più complesso del condominio tradizionale.
La genesi architettonica di un cohousing differisce radicalmente dall’edilizia speculativa tradizionale, perché è una scelta culturale prima ancora che progettuale. Nel caso della Corte dei Girasoli, il gruppo dei futuri abitanti si è costituito ancor prima dell’assegnazione dell’area, partecipando a un bando comunale che valutava non solo l’offerta economica, ma soprattutto il progetto sociale e architettonico. Questa committenza collettiva ha richiesto al progettista di tradurre in forme e spazi una intenzionalità abitativa specifica.
Il progetto iniziale, che prevedeva un iconico schema “a corte” con logge e serre, è stato scartato dopo settimane di discussione perché creava asimmetrie negli affacci e non rispondeva al principio di “democraticità” richiesto dal gruppo. La soluzione finale, un impianto a “L” aperto verso sud, ha garantito a tutti i 14 alloggi l’esposizione ottimale e l’affaccio sul parco pubblico. Il vero nodo compositivo del cohousing risiede però nella distribuzione e nella gerarchia degli spazi comuni, che qui rappresentano oltre il 25% dell’edificio. Non si tratta di generiche “sale condominiali”, ma di funzioni vitali esternalizzate dalle singole abitazioni: una grande sala polivalente con cucina al piano terra, una palestra e un’officina condivisa nell’interrato, una lavanderia centralizzata nel sottotetto e un monolocale dedicato all’accoglienza di ospiti o persone in difficoltà.
Persino la distribuzione orizzontale è stata ripensata: l’uso del ballatoio continuo, spesso criticato nell’edilizia residenziale ordinaria, è stato scelto qui come spazio di transito e di socializzazione informale. Ma come si dimensionano correttamente questi spazi in relazione al numero di famiglie, e come si risolvono i nodi tecnologici di funzioni così ibride all’interno di un edificio residenziale?
Tecnologia X-LAM e progettazione esecutiva avanzata
La volontà dei cohousers di realizzare un edificio sostenibile e in classe energetica A+ ha orientato la scelta strutturale verso il legno X-LAM (Cross Laminated Timber). Una tecnologia che garantisce altissime prestazioni antisismiche, un ottimo isolamento termico e tempi di cantiere ridotti, ma che richiede un livello di dettaglio in fase di progettazione esecutiva che non ammette approssimazioni in corso d’opera.
L’edificio poggia su un interrato tradizionale in calcestruzzo armato, isolato dal resto della struttura per proteggere il legno dall’umidità di risalita. Dal piano terra in su, pareti e solai sono interamente in pannelli X-LAM, prefabbricati e numerati per un montaggio “a secco” rapido e preciso. Gli spessori strutturali variano a seconda dei carichi: dai 14 cm per le pareti portanti del piano terra, ai 10 cm dell’ultimo livello.
Questa scelta costruttiva ha imposto una pianificazione millimetrica degli impianti, che non potevano essere tracciati con le tradizionali scanalature, ma sono stati integrati in contropareti. Anche le partizioni interne e i rivestimenti di facciata seguono la logica della costruzione stratificata leggera. Quali sono i dettagli costruttivi fondamentali per proteggere i pannelli in X-LAM e i ballatoi in legno dalle infiltrazioni d’acqua, vero tallone d’Achille di queste strutture? L’analisi dei nodi critici e degli errori di cantiere è un patrimonio di conoscenza inestimabile per chi si approccia alla progettazione in legno.
Strategie passive e impianti termomeccanici centralizzati
L’efficienza della Corte dei Girasoli non si basa solo sull’involucro in legno, ma su un’integrazione sofisticata di strategie passive e impianti centralizzati ad alta tecnologia. L’orientamento dell’edificio a “L” massimizza gli apporti solari invernali attraverso ampie vetrate a sud, protette d’estate da logge profonde, tende tecniche e frangisole in alluminio; sul lato nord, le aperture sono state ridotte al minimo per limitare le dispersioni.
Il cuore tecnologico dell’edificio è però la centrale termica geotermica ad acqua di falda. Due pompe di calore prelevano acqua da un pozzo profondo 50 metri, fornendo energia termica e frigorifera per la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria. La distribuzione avviene tramite innovativi pannelli radianti a soffitto in cartongesso, che garantiscono una rapidissima messa a regime e un comfort ottimale in regime di raffrescamento estivo, supportati da un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata con deumidificatore.
A chiudere il cerchio energetico, un impianto fotovoltaico da 30 kW installato sulla falda sud del tetto alimenta le pompe di calore e le utenze delle parti comuni. La scelta di non allacciare l’edificio alla rete del gas e di centralizzare completamente la produzione energetica, pur garantendo la termoregolazione autonoma in ogni alloggio, permette ai residenti di abbattere drasticamente i costi di gestione.
La Corte dei Girasoli dimostra che il cohousing non è soltanto una formula abitativa, ma un processo di co-progettazione che mette in relazione futuri abitanti, scelte condivise, equilibrio tra privacy e spazi comuni, sostenibilità e qualità del vivere quotidiano. Ed è in questa trama di relazioni, decisioni e responsabilità che il tema del cohousing mostra oggi la sua forza più attuale.







