Dopo la straordinaria eccezione rappresentata dalla pianta del monastero di San Gallo (IX secolo), fino al 1200 non possediamo altri disegni architettonici completi: il tema centrale diventa quindi capire come i “capomastri” medievali riuscissero a trasmettere le proprie idee costruttive senza gli strumenti grafici che oggi diamo per scontati. Prima dell’avvento della carta, il metodo più diffuso per trasmettere con precisione le forme architettoniche era il disegno diretto in scala reale, spesso incastonato sul pavimento o sulle pareti stesse degli edifici in costruzione. In Inghilterra, cattedrali come quella di York possedevano vere e proprie stanze dedicate, chiamate tracing house: un pavimento ricoperto da un sottile strato di gesso (rinforzato con crine di cavallo per evitare crepe) veniva utilizzato come una gigantesca lavagna su cui incidere archi, rosoni e costoloni di volte. Questi disegni servivano ai master mason per realizzare sagome in legno (le moulds), indispensabili agli scalpellini per tagliare correttamente i singoli conci di pietra.

In Francia, tracce simili sono state ritrovate sul terrazzo della cattedrale di Clermont-Ferrand e nella cripta di Bourges, mentre in Italia centrale, a Ponte di Cerreto di Spoleto, un rosone fu letteralmente inciso sulla parete interna della chiesa prima di essere costruito in facciata, riportando persino la firma dell’artista e la data del 1201.

Chi erano gli architetti dietro le grandi cattedrali gotiche?

Il ciclo di conferenze evidenzia come il disegno tecnico su pergamena si sia sviluppato con grande raffinatezza soprattutto in area tedesca. L’esempio più significativo è l’archivio della cattedrale di Strasburgo, che conserva progetti attribuiti a Erwin von Steinbach (attivo dal 1275) e alla dinastia di architetti itineranti della famiglia Parler, attivi in tutta Europa da Vienna a Praga fino a Milano. Uno dei documenti più enigmatici resta il cosiddetto Palinsesto di Reims: due disegni di facciata (foglio A e foglio B) che furono cancellati per riutilizzare la pergamena e riscoperti solo negli anni ’50 grazie al professor Robert Branner. Questi disegni mostrano un’inedita fusione tra i timpani gotici dei portali, creando un effetto a “zig-zag” che, curiosamente, non verrà mai realizzato in nessuna cattedrale costruita realmente.

Quali scale metriche usavano i progettisti medievali?

Un aspetto tecnico fondamentale riguarda il sistema di misurazione. I disegni non seguivano scale decimali – introdotte solo a fine Settecento -, ma erano basati su sistema duodecimale legato al piede e al braccio umano. Le scale ricorrenti erano quindi multipli di 12, come 1:48, 1:96 o 1:192. Un esempio emblematico è il progetto per il Duomo Nuovo di Siena di Lando di Pietro (1339): sul disegno è presente una scala metrica graduata, un segmento di 25 centimetri corrispondente alla larghezza reale della navata, che permette di calcolare una scala di circa 1:156. Questo documento, tra i primi in Italia a riportare una scala di riduzione esplicita, rivela inoltre l’influenza diretta dell’architettura cistercense nella progettazione dell’abside con deambulatorio e cappelle radiali.

Qual è il legame tra geometria e statica nel Duomo di Milano?

Il cantiere del Duomo di Milano, iniziato nel 1386, divenne il terreno di un’accesa disputa culturale tra architetti italiani e maestri d’oltralpe francesi e tedeschi. Questi ultimi, come dimostra il celebre disegno di Gabriele Stornaloco, erano convinti che una perfetta modulazione geometrica, basata su triangoli equilateri e maglie a 60°, garantisse automaticamente la stabilità statica dell’edificio, quasi che la forma pura potesse “guidare” il flusso delle forze di carico. Questo principio, che oggi sappiamo essere solo parzialmente corretto dal punto di vista ingegneristico, dimostra tuttavia come nel Medioevo il disegno architettonico non fosse mai un semplice esercizio estetico, ma un complesso strumento di calcolo e controllo dimensionale, antesignano della moderna progettazione esecutiva.


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